Barolo di Cappellano

on 8 8 2016 in storie straordinarie

Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wesserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Così fece, ma non solo, sul libro Italian Noble Wines scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, è disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica.
Non ho cambiato idea, interessa una ristretta fascia di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20 mila bottiglie l’anno, credo nella libera informazione positiva o negativa essa sia.
Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado d’esprimere ancor oggi solidarietà contadina a chi, da Madre natura, non è stato premiato.
E’ un sogno? Permettetemelo.
Teobaldo Cappellano

cantina di Cappellano

immagine tratta dal sito web di Cappellano: http://www.cappellano1870.it

In questa incredibile cantina si assiste alla trasmissione di saperi e di pratiche da una generazione all’altra, valori per loro – ma anche per noi – indispensabili al progresso e a quella “evoluzione all’indietro” alla quale amava fare riferimento il padre. Sono principi che nella pratica si traducono in un lavoro rispettoso della terra e di quello che ci offre: in vigna applicano una metodologia di tipo biologico (rame, zolfo in varie formulazioni e niente diserbo) e in cantina limitano al minimo gli interventi non facendo nulla di più di quanto facevano i vecchi, anche se con attrezzi più raffinati. Il concetto base è quello della delicatezza, dalla vite fino alla bottiglia: potatura effettuata con tecniche poco traumatiche, vendemmia con attrezzature che preservino l’integrità degli acini e infine stoccaggio delle bottiglie in una stanza interrata creata per farle riposare in assoluta tranquillità fino al momento della spedizione. Riescono miracolosamente ad essere conservatori, rivoluzionari ed anarchici, un bel successo!